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Il testo che di seguito riportiamo è tratto dal libro di Antonello Carrucoli, CIOFRO "IL PROFETA" edito dal Comune di Sorano nel 1995. Per gentile concessione dell'autore vi facciamo fare questa simbolica passeggiata introduttiva tra le vie e la storia di Sorano... 

Coloro che oggi, scendendo la strada tortuosa di San Rocco, giungono al ponte della Lente e volgono lo sguardo alla loro sinistra, scorgeranno un vecchio, grigio paesello arroccato sopra ad una lingua di tufo incassata fra i monti, sovrastato dalla sagoma imponente della fortezza Orsini con l'attiguo palazzo Ricci-Busatti. E' questa la parte vecchia dell'antico Sorano, piccolo paese della provincia grossetana, ai cui piedi scorre, insinuandosi tra gli orridi tufacei, in un gioco di cromatismi e cascatelle d'acqua, il fiume Lente, affluente del Fiora. 

La sagoma globale del paese vecchio è oggi pressoché la stessa di quella che, nei tempi passati, appariva ai contadini delle campagne soranesi, i quali, incuneandosi a San Rocco nello spettacolare cavone etrusco che si attorciglia in profondità nelle viscere del tufo, e declina là dove i torrenti Cercone e Castel sereno sfociano nel Lente, risalivano ed entravano in Sorano attraverso la cosiddetta "porta dei Merli". 

Sorano è raggiungibile via Pitigliano, via San Quirico, via Montorio, via Sovana, ma il paese vecchio si nasconde fino all'ultimo allo sguardo del visitatore, incassato com 'è in una delle tante gole tufacee che, quasi per richiamo, convergono verso la limitrofa valle del Fiora. 

In particolare, percorrendo la strada provinciale che da Pitigliano porta a Sorano, di questo paese, se cancelliamo dagli occhi l'immagine maldestra dei palazzi delle "case nuove" e di qualche villa or ora costruita, nulla vedi, se non la sagoma ancor più tozza e massiccia della fortezza Orsini che sembra bassa costruzione, perché, per aberrazione, appare rasente alla campagna che si alterna di pianori e gole profonde, quasi un' isola che affiora da vuote acque. E Sorano vecchio è lì sotto, immerso nel vuoto di una di queste gole di tufo, e occulta fino all'ultimo le sue case, che a strati, si inerpicano su per lo scoglio.

 "Dentro a una buca si protende un grosso scoglio di tufo. A questo arrampicato,come a una foglia un cento gambe, giace Sorano, sì che tu non puoi vederlo prima che sopra non ci sei col naso. Sia per trovar ricovero sicuro ad infestanti masnadieri, o meglio per goder de la chiara acqua che sotto in lento fiumicel si slarga e snoda, adattarono qui le case i primi abitatori" (M. VANNI: "Foglio volante", stampato presso la Tipografia del Vocabolario, Firenze, 1883). 

Per entrare nel centro storico, dalla piazza della Fonte, dove sono le fontane che un tempo fornivano l'acqua agli abitanti, bisogna oltrepassare l'arco del Ferrini (antica porta di sopra) e seguire via Giovanni Selvi (dalla "palla deIl 'orso" via Roma) che, sempre più ripida, declina fino all'antica piazza della Fontana, che fu piazza V. Emanuele ed oggi piazza Vanni, in cui si trova una fonte dentro una concava parete. Se, appena imboccata piazza Vanni, si volta a sinistra e si segue una piccola viuzza inizialmente tortuosa (via del Borgo) si giunge alla chiesina della "Madonna del buon consiglio", che un tempo veniva periodicamente aperta per dirvi preghiere propiziatorie.

Questo punto del paese si chiama Borgo ed è senz'altro la parte più caratteristica e suggestiva del centro storico; in uno spazio angusto e su diversi piani, collegate da ponticelli e gradinate, i soranesi costruirono le loro case particolarmente sviluppate in altezza, protese verso il cielo, come alberi alla ricerca di maggior luce e respiro. Qui, in questa parte del paese, si ha l'impressione di essere fagocitati dalle strette, ripide viuzze che si snodano e si intrecciano, dai cunicoli e dalle numerosissime cantine tufacee che formano intricati e suggestivi dedali. Nel secolo scorso il Borgo era la parte del paese più popolata, e gli abitanti dovevano vivere qui una vita sociale coesiva, di intima unità, favorita dalla strutturazione dell'abitato, talmente compatto da ospitare in questo sperone di tufo, numerose famiglie. 

Scendendo lungo la tortuosa via del Borgo, cerco di immaginare il ritmo delle stagioni riflesso in questa parte di paese quando era vivo, abitato. Passano così nei miei occhi i clamori, le frenesie e i pettegolezzi che si intrecciavano in queste intricate viuzze durante la stagione primaverile ed estiva; il vocio sommesso, fioco, l'andare lento delle umide giornate autunnali, ravvivate dal periodo della vendemmia, qui particolarmente produttiva e festosa. Infine l'inverno, con le sue gelide e perturbate giornate, avvolgeva nel freddo l'intero abitato, che però pulsava ritmi di vita, anche nella più piccola e umile dimora,davanti alla calda e viva fiamma di un focolare.

È con questi pensieri che sosto davanti alla chiesina della "Madonna del buon consiglio", posta tra via del Cimitorio e via del Borgo; a tergo di essa, al termine di una brevissima discesa, c'è un'umile casetta soverchiata da altre pur piccole abitazioni, e che sembra quasi sprofondare nel terreno. In questa angusta abitazione, nel 1868 nacque Cesare Bandelloni detto "Ciofro"...a pochi passi vedo la cantina che fu di Domenico Papini detto "il Figlietto" dove nell'agosto del 2004 dopo un attento restauro nacque l'enOsteria L'OttavaRima. 

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